Palazzo Certosa

Nella seconda metà del Seicento i Certosini  si attestano in Oltrepò nella zona di Casteggio, con beni immobili e oltre mille pertiche di terreni (comprendente campi, prati, boschi e naturalmente molte vigne), e con l’ospizio – azienda realizzato a cavallo tra XVII e XVIII secolo,  dove risiedeva il monaco incaricato di seguire la produzione, la custodia e  il trasporto del vino.

Il palazzo, in origine intonacato, presenta nel prospetto principale (a nord) l’aspetto della dimora nobile con belle incorniciature mistilinee alle finestre e un elegante portale con solide spalle modanate in granito e concio in chiave con incisa la data 1705 sotto il monogramma CAR; questo ultimo, benché abraso, risulta ancora leggibile a luce radente.

Il vasto androne immette in una grande corte dominata dal pozzo settecentesco con vera in granito e cupoletta protettiva in metallo conclusa da una sottile croce.
Il corpo di fabbrica, che abbraccia la corte su tre lati, si articola in due parti differenziate dalla diversa funzione a sinistra dell’ingresso si dispone del corpo residenziale, a destra le strutture connesse con le  attività produttiva.

Nella porzione abitativa si apre uno scalone con balaustrata a pilastrini che porta al piano nobile de una lunga galleria disimpegna le camere e si conclude con piccolo oratorio “ dedicato alla Beata Vergine Regina Coeli, al Nostro Padre San Bruno ed a Sant’Antonio da Padova”, benedetto solennemente nel 1752 dal Priore della Certosa Padre Arcangelo Scaramuzza.
Del bell’altare, spogliato del paliotto, si conserva la pala raffigurante appunto la Vergine e il Bambino con Sant’Antonio da Padova e San Bruno, il fondatore dell’ordine certosino, splendente del bianco saio, con mitra e pastorale ai piedi. La tela, recentemente restaurata è datata 1706 e pertanto risulta eseguita negli stessi anni in cui viene realizzato l’intero complesso.
All’interno dell’importante incorniciatura in marmi policromi sembra di riconoscere pezzi di reimpiego che si potrebbero ipotizzare provenienti dalla Certosa, come ad esempio piccoli angeli inginocchiati, inseriti nella parte basamentale delle lesene scanalate, non lontane, come fattura, da alcuni pezzi ora conservati presso il Museo della Certosa, o la testa nella lunetta – con barba e boccoli avvitati, vicini a quelli della capigliatura del Cristo di scultore lombardo (1475 circa) della raccolta certosina.

Il possedimento certosino di Casteggio era soprattutto il centro direzionale di una importante azienda vitivinicola. Dopo la soppressione della Certosa e il successivo passaggio dei beni oltrepadani all’ospedale San Matteo di Pavia e quindi ad alcuni privati – Rivarola, poi Cavagna e infine Cantù -, ancora alla fine dell’ottocento (1890) l’insediamento conservava le caratteristiche connesse con la sua originaria destinazione: “la grande cisterna centrale, la tinaia, il torchio a due letti. Sulla vasca di granito di un sol pezzo capace di circa 10 ettolitri di vino è incisa la data 1695, la tinaia ha un lastricato per il passaggio dei carri colle navazze,che entravano da una parte e uscivano dall’altra.
Le cantine sono poste sotto il fabbricato civile”.

SERVIZI OFFERTI:

Sala Auditorium, cantina e Ala Nobile sono affittabili per: matrimoni, convegni, convention aziendali, feste.

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